covid or not covid…

C’è chi credeva in modo utopistico in un ringovamento della coscienza collettiva, un angelificazione di una società postcovid, confusi dal sentimentalismo dei canti sui balconi e i tricolori riportati in auge da un inno nazionale gridato, da chi ci ha sempre creduto e da chi tuttora non conosce le parole o non sa chi ne sia l’autore.

Ma, se la tragedia della pandemia può insegnare molto ai singoli, che hanno saputo cogliere opportunità di riflessione soprattutto in senso intimistico e nei rapporti verso le persone e la vita, non altrettanto possiamo sperare che un virus possa quello che pensatori, sociologi, artisti, religiosi, psicologi hanno tentato in anni, insegnare; il rispetto sociale dell’altro.

Ecco che dopo le notizie non solo sulla persistenza ma sull’incremento della violenza familiare e di genere si torna a parlare di episodi di omofobia.

Episodi come quello accaduto il nove maggio scorso a Roma, in cui una madre, Stefania Giardoni, si è dovuta rivolgere al numero verde GayHelpLine per aver ricevuto insieme ai suoi figli, dichiarati gay, gravi minacce di morte da vicini di casa, che li hanno aggrediti sia per omofobia che a causa del fatto che la donna è reduce da infezione da SARSCOV2.

Covid or not covid…la violenza sociale , l’arretratezza culturale non cambiano.

Punto