Caso Logli, revisione lecita se non è mulino a vento.

A Pisa, nella mia città, il Caso Logli, o Ragusa, ha tenuto una città con il fiato sospeso per mesi, anni, sia per interesse investigativo ma anche e sopratutto per l’aspetto umano della vicenda. Una vicenda che, dal punto di vista processuale, ha fatto a mio parere un percorso che ha condotto ad una congrua condanna. In ogni caso, sono una sostenitrice anche di revisioni in casi che sembrano totalmente chiariti dalla storia processuale che nuove evidenze probatorie possono ribaltare completamente, rendendo giustizia ad innocenti condannati.

Nel caso Logli quindi , occorrerebbero prove solide e certe, non soltanto che possano mettere un dubbio sulla colpevolezza ma che diano sopratutto certezze sull’innocenza. Pertanto ho seguito con attenzione gli annunci relativi a una revisione o un ricorso al CEDU (Corte Europea dei Diritti dell’Uomo), in attesa di sentire della scoperta di prove schiaccianti che potessero ribaltare una storia che sembra ormai scritta.

Ho quindi risposto alle domande de Il Tirreno, ponendo mie riflessioni e forti perplessità su tale “revisione”in base alle dichiarazioni fatte sempre allo stesso Il Tirreno dal difensore e dalla consulente.

“…Confido quindi che il legale difensore, avvocato Di Martino, e soprattutto la consulente Vagli abbiano altro in pentola che ci possa illuminare su una vicenda a mio parere già chiarita definitivamente in Cassazione»E se non ce l’avessero?«Si rischierebbe di alimentare un mulino a vento giudiziario ed aprire nuove ferite nei parenti di Roberta, ma soprattutto nei suoi figli che, trascinati da tentativi di revisione leciti ma dai piedi di argilla, possono rinforzare ferite da un abbandono volontario che Roberta non ha mai messo in atto ma a cui è stata costretta dai fatti raccontati dalla storia processuale»

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